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Credit: Vitalij Cerepok / EyeEm/ Getty images.

L'asse di rotazione della Terra si sposta lentamente nel tempo, impiegando decine di milioni di anni per un solo grado di variazione. In questo processo, la posizione geografica dei poli magnetici nord e sud cambia di conseguenza. Ma i geofisici sospettano che vi siano state anche oscillazioni più veloci e traumatiche durante la storia del pianeta, una in particolare alla fine del periodo Cretaceo.

Per mettere alla prova l'idea, un team internazionale, guidato da Ross Mitchell dell'Accademia Cinese delle Scienze, che include il paleontologo Rodolfo Coccioni dell'Università di Urbino, ha trascorso sette anni a registrare e analizzare dati da campioni di roccia prelevati nell'Italia centrale. "Le sezioni stratigrafiche del Furlo e dell'Apiro, nelle Marche, sono composte in gran parte da 'scaglia rossa', una roccia sedimentaria piena di microfossili che semplifica il processo di datazione" spiega Coccioni. L'ematite e il calcare in quelle rocce hanno microscopici magneti naturali incorporati all'interno, che conservano i segni della posizione dei poli magnetici nel passato, anche dopo milioni di anni.

Gli scienziati hanno raccolto dati da due campioni stratigrafici paralleli risalenti alla stessa epoca, raccolti dallo stesso sito e analizzati con gli stessi metodi, per garantire che i risultati corrispondenti non fossero casuali. I dati, pubblicati su Nature Communications1, mostrano che nel tardo Cretaceo, circa 84 milioni di anni fa, l'asse di rotazione della Terra iniziò a cambiare, e l'Italia si spostò a latitudini più basse. Gli scienziati stimano che la variazione raggiunse un'ampiezza di circa 12 gradi. Poi il processo si è invertito, e 78 milioni di anni fa l'asse era tornato alla sua posizione originale. "L'asse ha probabilmente fatto un viaggio di andata e ritorno", dice Coccioni. "I nostri dati si adattano a quello che chiamiamo un true polar wander, che consiste in questo notevole spostamento dell'asse di rotazione".

L'ipotesi era già stata suggerita in passato, ma una vecchia analisi su rocce simili prelevate in Umbria negli anni '70 sembrava smentirla. Ora, Coccioni e i suoi colleghi hanno analizzato le rocce con tecniche più precise che all'epoca non esistevano, come la smagnetizzazione termica, che rimuove i disturbi causati dal campo magnetico attuale, e magnetometri basati su superconduttori.

Per quanto riguarda le cause, gli scienziati sospettano che uno spostamento delle placche tettoniche e una diversa distribuzione del peso sulla superficie terrestre abbia portato il pianeta a inclinarsi. "Ma sono necessari più dati da altre parti del mondo per confermare che si è verificato un true polar wander" dice Coccioni.