
Confronto tra un cervello sano (a sinistra) e di un paziente con la malattia di Alzheimer. Credit: Science History Images / Alamy Stock Photo.
I ricercatori che analizzano i dati dei pazienti con una rara malattia autoimmune, chiamata infiammazione legata alla angiopatia amiloide cerebrale (CAA-ri), sperano che il loro lavoro possa aiutare a migliorare la comprensione e il trattamento della malattia di Alzheimer.
La CAA-ri è causata da anticorpi che prendono erroneamente di mira una proteina nel cervello chiamata beta-amiloide, che è prodotta naturalmente per stimolare la crescita delle cellule, ma può anche essere tossica per le cellule nervose se non è piegata correttamente durante la sintesi. È anche il componente principale delle placche amiloidi responsabili del morbo di Alzheimer.
Tra i sintomi della CAA-ri ci sono alcune anomalie viste nella risonanza magnetica (MRI), che sono molto simili alle anomalie di imaging legate all'amiloide (ARIA) osservate in alcuni pazienti con l’Alzheimer. In particolare, ARIA è un frequente effetto collaterale della terapia per la malattia di Alzheimer basata su anticorpi monoclonali, come il farmaco aducanumab recentemente approvato. Questa somiglianza ha portato gli scienziati a scegliere questa rara infiammazione come un potenziale modello per studiare la malattia di Alzheimer e migliorare il risultato dell'immunoterapia.
Lo studio, condotto da un team di Italia, Giappone e Spagna, ha coinvolto 113 pazienti con CAA-ri, identificati attraverso l'iCAβ International Network, un'iniziativa globale che comprende 35 ospedali con clinica neurologica in tutto il mondo. Dopo che una valutazione MRI ha confermato la presenza di ARIA, i pazienti sono stati trattati con alte dosi di corticosteroidi, farmaci che inibiscono le reazioni immunitarie. Tutti i pazienti sono stati ricontrollati dopo 3, 6, 12 e 24 mesi, rivelando che il 77% di loro aveva completamente recuperato dopo 12 mesi. "Il nostro studio suggerisce che i corticosteroidi sono efficaci nell'evitare le ricadute infiammatorie e nello stabilizzare il recupero dei pazienti" dice Fabrizio Piazza, neurobiologo dell'Università di Milano-Bicocca e coautore dello studio su Neurology1.
Questi risultati potrebbero aiutare contro l'ARIA che si sviluppa nei pazienti di Alzheimer trattati con immunoterapia, combinando tale trattamento con corticosteroidi, e anche migliorare la comprensione dell'angiopatia amiloide cerebrale. Inoltre, gli autori notano che almeno un certo grado di angiopatia amiloide cerebrale è evidente in quasi tutti gli studi di patologia sulla malattia di Alzheimer, suggerendo che la CAA-ri potrebbe essere più comune di quanto originariamente pensato. "È possibile che la CAA-ri faccia parte di un fenomeno infiammatorio più ampio che è collegato alla malattia di Alzheimer" dice Nicola Vanacore, capo del Centro di Monitoraggio della Demenza, dell'Istituto Nazionale della Salute italiano. "Questo è un esempio di ricerca su eventi rari che ha implicazioni per patologie molto più comuni".